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GENNAIO 2010:
La Regione Toscana ha siglato tre accordi per ridurre la produzione di scarti e promuovere l’utilizzo delle materie derivate dalle raccolte differenziate, in particolare la plastica e il compost.
Il primo riguarda la riduzione dei rifiuti e l’incremento della raccolta differenziata nella grande distribuzione organizzata, ed è stato sottoscritto con Stefano Bassi, responsabile dell’Associazione cooperative consumatori distretto tirrenico (Unicoop). Il protocollo d’intesa per il miglioramento e l’incremento del riciclaggio di materie plastiche è stato firmato con Valerio Caramassi, presidente di Revet (l’azienda toscana che si occupa del recupero dei materiali da riciclare) e nei prossimi giorni verrà siglato anche dal Corepla, il consorzio nazionale per il riciclaggio della plastica. Infine quello per lo sviluppo dell’impiego del compost di qualità è stato stipulato dal presidente di Cispel Toscana, Alfredo De Girolamo, da quello dell’Arsia, Maria Grazia Mammuccini, e da quello del Consorzio italiano compostatori, Leonardo Ghermandi. Le tre firme per la Regione Toscana sono state messe dall’assessore regionale all’energia e all’ambiente, Anna Rita Bramerini.
«Si tratta – spiega l’assessore Bramerini – di tre accordi ugualmente importanti, che mirano a ottimizzare il ciclo dei rifiuti, chiudendo il cerchio e puntando decisamente sul riciclo, un aspetto che è fondamentale considerare strategico. Per governare il sistema serve passare dalla raccolta differenziata al riciclo: di qui la necessità di coinvolgere ciascuno dei numerosi attori che oggi hanno sottoscritto intese con noi. Per la plastica e per il compost (il concime che si ricava dalla frazione organica dei rifiuti) è possibile programmare il loro riutilizzo che ci far&ag rave; pagare minori costi economici e ambientali, mentre dai supermercati può venire un aiuto vero all’incremento della raccolta differenziata e alla riduzione dello smaltimento dei rifiuti».
In Toscana ogni anno vengono raccolte, selezionandole, oltre 30.000 tonnellate di plastica, per le quali i Comuni ricevono dal Corepla circa 250 euro a tonnellata. L’accordo sottoscritto oggi, valido per due anni, prevede il riuso del plasmix, cioè della miscela composta dalle plastiche meno pregiate, dalle quali Revet ricaverà , a partire da fine anno, panchine e tavoli per i parchi, pannelli fonoassorbenti, profilati per prefabbricati, pallets, ma anche parafanghi e altre componenti in plastica di ciclomotori.
La produzione regionale di compost di qualità in Toscana si attesta invece sulle 60.000 tonnellate l’anno. Derivano dal trattamento di scarti verdi e biologici che rappresentano un terzo di tutti i rifiuti urbani. Con una raccolta differenziata più spinta la produzione di compost di qualità potrebbe raddoppiare. Secondo l’accordo biennale sottoscritto oggi, tutti gli enti pubblici dovranno utilizzare il compost per concimare parchi e spazi verdi. In questo modo non soltanto si ridurrà la quantità di rifiuti da smaltire, ma anche l’uso dei fertilizzanti chimici.
L’intesa triennale con la grande distribuzione prevede che nei negozi di Unicoop Firenze, Unicoop Tirreno e Coop centro Italia si promuovano l’utilizzo di imballaggi pluriuso, il recupero delle merci invendute con distribuzione gratuita alle mense per indigenti e alle associazioni del volontariato, la limitazione dei prodotti monouso, il ritiro delle apparecchiature elettroniche con la donazione dei vecchi computer, ed una maggiore attenzione all’impiego di materiali più facilmente riciclabili. Secondo una stima il solo utilizzo di cassette di plastica a sponde abbattibili al posto di quelle di legn o, consentirebbe una riduzione del 50% dei rifiuti da imballaggi.
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La presente legge istituisce l’elenco regionale dei laboratori che effettuano analisi nell’ambito delle procedure di autocontrollo delle industrie alimentari. Essa disciplina i requisiti per l’iscrizione nell’elenco regionale, i controlli ï¬nalizzati al mantenimento dei requisiti medesimi, nonché i provvedimenti conseguenti e le relative sanzioni amministrative.
La presente legge si applica:
a) ai laboratori non annessi alle industrie alimentari che effettuano analisi nell’ambito delle procedure di
autocontrollo per le industrie alimentari;
b) ai laboratori annessi alle industrie alimentari che effettuano analisi ai ï¬Â ni dell’autocontrollo anche per
conto di altre industrie alimentari facenti capo a soggetti giuridici diversi.
L’iscrizione all’elenco è condizione obbligatoria ai ï¬ni dell’esercizio delle attività di autocontrollo da parte dei laboratori.
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Anche in considerazione di quanto stabilito dal nuovo D.Lgs 81 / 2008 che regola le nuove norme sulla sicurezza in ambienti di lavoro, il Laboratorio è in grado di offrire:
- ricerca di polveri inalabili, polveri respirabili, polveri di legno
- ricerca di SOV, solventi organici volatili
- agenti microbiologici
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La sezione Molecolare di Ecogam, di recente allestimento, fornisce un servizio personalizzato, basato sulla metodologia di Real-Time PCR quantitativa, per l’analisi qualitativa e quantitativa di frammenti specifici di DNA in qualsiasi tipo di matrice.
I principali campi applicativi della metodologia di Real-Time PCR in campo agroalimentare sono:
Analisi qualitativa/quantitativa di Organismi Geneticamente Modificati (OGM) :
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Promotore 35s e Terminatore T-Nos, eventi generici ed eventi specifici in:
Mais (Zea Mays)
Soya (Glycine Max, L.)
Cotone (Gossypium hirsutum L.)
Tabacco (Nicotiana tabacum L.)
Garofano (Dianthus caryophyllus)
Cicoria (Cichorium intybu)
Colza (Brassica napus)
Barbabietola da zucchero (Beta vulgaris)
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Allergeni:
Arachide
Crostacei
Glutine
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Organismi Patogeni (in 36 ore):
Salmonella
Staphylococcus
Listeria
Legionella
- Identificazione di Specie Animali in carni lavorate, salumi e scatolame:
Maiale, Cinghiale, Cervo….
Tonno, Salmone, Pesce Spada…
- Brettanomyces sp. nel vino.
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Tre italiani su quattro non ne conoscono il significato, eppure si tratta di una delle essenze stesse della vita, quella rappresentata dalla sua grande varietà in specie vegetali e animali. E’ la biodiversità , di cui la Toscana è particolarmente ricca, con le sue 3.250 specie di flora, 84 di mammiferi, 421 di uccelli, 19 di anfibi, 22 di rettili, oltre 60 di pesci ed una grande varietà di invertebrati.
E’ un patrimonio prezioso ma a rischio, se si pensa che negli ultimi 40 anni nel mondo è scomparso un quarto delle specie animali terrestri e quasi il 30% di quelle marine e di acqua dolce, numeri destinati a peggiorare a causa del riscaldamento globale. Secondo l’Agenzia europea per l’ambiente tra il 40 e il 70% delle specie d’uccelli e tra il 50 e l’80% degli habitat della flora e della fauna europee si tro vano in uno stato di conservazione critico. Regione Toscana e Wwf Italia per salvare questa ricchezza hanno sottoscritto un anno fa un accordo per la redazione di un piano per preservare la biodiversità .
I risultati dei primi dodici mesi di lavoro sono stati al centro di un convegno che si è tenuto oggi all’Auditorium del Consiglio Regionale. Nell’introdurne i lavori l’assessore regionale ai parchi, aree protette e biodoversità , ha parlato di quella che ha definito “l’arca della Toscana†cioè un’area a cavallo tra le province di Lucca e Massa che risulta, con 139 specie diverse, la più ricca di biodiversità . Per l’assessore le “arche†in Toscana sono molte (dalle isole dell’Arcipelago alle Alpi Apuane) e l’obiettivo di regione e Wwf è quello di individuare azioni per la loro salvaguardia. E’ una delle ricchezze della Toscana, da non dilapidare assolutamente. D’altra parte oltre la metà delle zone in cui s ono presenti specie da salvaguardare, si trova all’interno di aree protette, che in Toscana rappresentano quasi il 10% della superficie regionale.
Per l’assessore è maturo il momento perché il Parlamento europeo recentemente eletto decida di creare uno specifico fondo a tutela della biodiversità , a cui attingere con un meccanismo simile a quello dei fondi strutturali.
Secondo il presidente nazionale del WWF Italia il progetto è auspicio di importanti indicazioni ed impegni per una più efficace azione a tutela della biodiversità nel nostro paese, in vista dell’attesa strategia nazionale che dovrebbe essere adottata entro il 2010. Il progetto applica, per la prima volta in Toscana a livello regionale, una metodologia internazionale innovativa per l’Europa che la Direzione Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente ha voluto sperimentare sostenendo il progetto promosso dalla Regione Toscana e dal WWF Italia.
Il valore aggiunto della metodologia che la Regione Toscana ha deciso di adottare per redigere il proprio Piano di Azione regionale per la conservazione della biodiversità è la capacità di mettere insieme la migliore conoscenza scientifica disponibile con la partecipazione del maggior numero possibile di attori sociali, istituzionali ed economici che a vario titolo sono coinvolti ed interessati alla gestione delle risorse naturali della Toscana. L’Italia infatti per il momento non dispone di un programma nazionale di tutela della biodiversità e il lavoro che Wwf e Regione Toscana stanno facendo può servire da guida per tutto il territorio nazionale.
La Toscana fin dal 1997 con la banca dati Re.na.to (Repertorio naturalistico toscano) e dal 2004 con quella Biomart (Biologia marina Regione Toscana) ha operato un accurato censimento di tutte le specie animali e vegetali presenti sul suo territorio. In Toscana si trova anche il più grande parco marino d’Europa, quello dell’Arcipelago toscano, che tutela 61.000 ettari marini e 18.000 terrestri e comprende tutte le sette isole principali. L’obiettivo per il 2010 del progetto Regione-Wwf è quello di individuare le cause di minaccia per la vita di animali e piante e le azioni da intraprendere per salvaguardarla.
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Ecodom, il consorzio italiano di recupero e riciclaggio degli elettrodomestici, nei primi 13 mesi di operatività , dal gennaio 2008 a febbraio 2009, ha raccolto circa 40 mila tonnellate tra frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie in tutta Italia. Grazie al processo di trattamento e riciclo realizzato dagli impianti selezionati da Ecodom, 848 mila tonnellate di anidride carbonica non sono state immesse nell’atmosfera, e si è evitata la dispersione di una significativa quantità di gas che danneggiano lo strato di ozono. Sono i primi dati che emergono da un’analisi del consorzio sull’impatto ambientale dei RAEE, i rifiuti elettrici ed elettronici. Sempre secondo i dati analizzati da Ecodom utilizzare le materie prime (ferro, alluminio, rame e plastica) ottenute dal riciclo di 40 mila tonnellate di RAEE (25 mila del Raggruppamento R1 - frigoriferi e condizionatori e 14,6 mila del Raggruppamento R2 - altri grandi bianchi) comporta un risparmio energetico di circa 76,8 milioni di kWh di energia elettrica rispetto a quanto occorrerebbe per ottenere le stesse quantità di materie prime “vergini”. Questo risparmio energetico equivale al consumo medio di 22.260 famiglie in un anno. La regione più “virtuosa” è risultata la Lombardia, con 8 mila tonnellate di RAEE raccolte, pari a 15,4 milioni di kWh di energia elettrica risparmiata e 174 mila tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera. Al secondo posto c’è il Veneto con 5 mila tonnellate di RAEE raccolte, pari a 9,4 milioni di kWh di energia elettrica risparmiata e 123 mila tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera. Seguono Piemonte (5,6 mila tonnellate di RAEE raccolte e 11,2 milioni di kWh risparmiati), Toscana (2,8 mila tonnellate di RAEE raccolte, pari a 5 milioni di kWh di energia elettrica risparmiata). A metà classifica Lazio, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Sardegna, Umbria, Trentino Alto Adige, Campania, Puglia, Marche, Liguria, Abruzzo, Calabria. Ultime sono invece Sicilia, con 600 mila kg di RAEE raccolte, pari a 1,3 milioni di kWh di energia elettrica e 7,4 mila tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera, Basilicata con 218 mila kg di RAEE raccolte, pari a 384 mila di kWh di energia elettrica e 5,8 mila tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera, e Molise con 126 mila kg di RAEE raccolte, pari a 250 mila kWh di energia elettrica e 2,5 mila tonnellate di CO2 non immesse nell’atmosfera. Dei 15 chili di rifiuti elettrici ed elettronici prodotti ogni anno da ciascun cittadino italiano, attualmente ne vengono recuperati solo due. E’ una situazione davvero critica, se si considera che in un solo frigorifero domestico ci sono circa 300 grammi di gas dannosi per l’ozono (i clorofluorocarburi - CFC e gli idroclorofluorocarburi - HCFC) in grado di distruggere oltre 9 tonnellate di ozono” afferma Giorgio Arienti, Direttore Generale di Ecodom”. “Ecodom ha riciclato circa 30 mila tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici pari ad oltre il 40% del totale. Nel 2009 abbiamo esteso il numero dei partner che effettuano il trasporto e il trattamento da 14 a 28, distribuiti su tutto il territorio nazionale”.
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Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha ribadito il principio della responsabilità del produttore di sostanze alimentari per la salubrità delle medesime, senza alcuna attenuazione. Con il decreto legislativo n. 155 del 1997 è stato previsto l’obbligo per il Responsabile di un’industria alimentare di predisporre un documento d’autocontrollo dell’attività propria in modo da individuare in ogni fase della produzione punti critici di rischi alimentari per i consumatori.
Come è noto il sistema dell’analisi dei rischi e di controllo dei punti critici (il cosiddetto Haccp) prevede oltre all’analisi dei potenziali rischi la possibilità di: individuare i punti in cui potrebbero verificarsi rischi per gli alimenti; predisporre gli interventi da adottare riguardo ai punti critici identificati; stabilire procedure di controllo e di sorveglianza dei punti critici; adeguamento del sistema di controllo in relazione a diversa tipologia dell’attività .
Anche la presenza di manuali all’uopo predisposti non attenua la responsabilità del produttore della sostanza alimentare. Nel caso specifico il rinvenimento anche di una modesta carica batterica in un alimento (si tratta di Escherichia coli), di cui era stato prelevato un campione per esami di laboratorio, non esclude la responsabilità del titolare dell’esercizio commerciale, trattandosi di un batterio che è comunque indice di insudiciamento del prodotto.
Responsabilità che non viene esclusa anche se l’attività dell’impianto viene monitorata con l’analisi e controllo dei punti critici (Haccp. Queste sono le motivazioni che hanno indotto la Corte di Cassazione a ribadire il principio di colpevolezza condannando il produttore.
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Il documento poi incoraggia “una strategia coordinata a livello internazionale finalizzata a migliorare l’efficienza delle filiere agroalimentari. Dobbiamo interpretare azioni volte a ridurre le perdite lungo le filiere nei paesi in via di sviluppo, in particolare quelle che avvengono dopo la raccolta, al fine di diminuire le quantita’ di materie prime che sono richieste dalle catene alimentari e per migliorarne l’igiene, la salubrita’ e il potere nutrizionale”.
Il documento del G8 agricolo poi sottolinea che “desideriamo sostenere il ruolo dei mercati ben funzionanti come mezzo per migliorare la sicurezza alimentare. Continueremo ad esplorare varie opzioni in merito ad un approccio coordinato per la gestione degli stock.
Rimandiamo alle maggioriistituzioni internazionali il compito di esaminare se questo sistema di gestione degli stock puo’ essere efficace nell’affrontare le emergenze umanitarie o come strumento per limitare la volatilita’ dei prezzi”.
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